
Di cosa si parla quando si parla di formazione? O è educazione? Differenze, finalità e dialogo tra i due pilastri della sicurezza stradale
Insegnare e trasmettere sono due esperienze che arricchiscono molto, in primo luogo chi trasmette. La scelta di come farlo, quali contenuti proporre e come, in che forma, con quale metodo, con quale formula e linguaggio, struttura narrativa, obiettivi, ed anche come porsi e come “porgere” i contenuti, non sono affatto aspetti innocui, ma fanno la differenza tra un’istruzione e un’altra, tra un buon risultato e uno cattivo.
Qual è un cattivo risultato? Quando il destinatario per qualche motivo non si apre al messaggio, rimane inerte, freddo, o nella peggiore delle ipotesi ostile. Anche ricevere qualcosa necessita di accorgimenti: bisogna essere disposti ad ascoltare, aperti, curiosi. In grado di mettersi in gioco. Desiderosi di scoprire. Qui a Formula Guida Sicura riteniamo il trasmettere contenuti – tecniche, suggerimenti – molto importante, anzi, ne abbiamo fatto una pratica di vita!
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Andando al punto, per quanto riguarda la sicurezza alla guida, dobbiamo parlare di formazione alla guida o educazione stradale? Sono la stessa cosa? Sì, no, perché…?
Proviamo a fare chiarezza. L’educazione stradale riguarda il conoscere e comprendere (e possibilmente rispettare!!) quell’insieme di regole, valori e comportamenti legati alla sicurezza sulla strada. Non è rivolta solo a chi guida, ma a tutti, inclusi ciclisti, automobilisti, pedoni, per una loro proficua convivenza e tutela. Tratta di norme del Codice della strada e mira ad aumentare il senso di responsabilità del singolo e collettivo.
La formazione alla guida invece è un percorso strutturato per guidare al meglio un certo tipo di veicolo, per prevenire il rischio stradale, per acquisire e incrementare competenze specifiche che consentono di sviluppare una elevata consapevolezza alla guida, è rivolta ai conducenti o potenziali conducenti, è strettamente legata all’addestramento pratico.
Una delle differenze sta quindi nell’ampiezza, mentre il fine ultimo è comune, quello di migliorare la sicurezza stradale. L’educazione stradale ha un raggio d’azione più ampio, mentre la formazione alla guida è indispensabile per chi deve guidare veramente un veicolo.
Una delle due è più “utile”? Dipende dal caso specifico!
In ogni caso, mentre l’educazione stradale tende a creare comportamenti, valori, abitudini, la formazione alla guida sviluppa competenze operative e cognitive. quindi la prima è più larga, mentre la seconda è più specializzata. Anche nei destinatari, se l’educazione stradale può incominciare tranquillamente in età infantile/scolare, la formazione alla guida necessita delle competenze e dei requisiti base per poter guidare.
Possono essere combinate? Sì, possono. Non è detto che un conducente esperto nel padroneggiare il veicolo sia sensibile al rispetto degli utenti della strada vulnerabili, le due cose non vanno necessariamente insieme. Così come non è detto che una persona molto attenta alle norme del Codice della strada sappia guidare bene. Quindi?
Potremmo integrarle. Per una buona riuscita del progetto sicurezza stradale, innestare la formazione alla guida sicura in soggetti che hanno già anche un sostrato di educazione stradale. Solo nella migliore delle ipotesi saper guidare bene un veicolo porta da sé a sviluppare comportamenti prudenti, è fortemente probabile che accada, ma non garantito!!
Destinatari preferenziali
Cerchiamo di capire a chi rivolgere cosa. Per una fascia infantile, diciamo bambini fino agli 11 anni, potrebbe essere utile l’educazione stradale, visto che non guidano, ma possono validamente imparare a essere ciclisti, passeggeri e pedoni responsabili – e sicuri.

Per i ragazzi in fascia medie-superiori l’educazione stradale potrebbe essere già integrata con le prime esperienze di formazione – guida di ciclomotori, di monopattini elettrici, anche di biciclette con un approccio più tecnico. Per i neopatentati passa in vantaggio la formazione alla guida sicura, laddove la loro concentrazione è tutta sul condurre in maniera sicura il veicolo, e la nostra è renderli il più tutelati possibile proprio perché ancora non possono contare sull’esperienza.
Per i già guidatori, formazione e aggiornamento, perfezionamento sulla guida del veicolo che utilizzano. Professionisti della guida, come driver, conducenti di mezzi pubblici, veicoli di soccorso o Forze dell’Ordine, una formazione alla guida specializzata ed avanzata, per lo sviluppo e il mantenimento di un’elevata consapevolezza, assieme a competenze tecniche e atteggiamenti orientati alla prevenzione dal rischio stradale, alla gestione dello stress e alla responsabilità professionale verso i colleghi, i trasportati, e gli altri utenti della strada.
La differenza è nel metodo?
Non proprio, o comunque, non solo. L’educazione stradale cerca di dare delle risposte alla domanda: “Perché dovrei comportarmi in questo modo?”, come l’educazione ambientale, “Perché dovrei fare la raccolta differenziata?”, e opera relativamente ai comportamenti, ai valori, alle conoscenze, alla capacità di scegliere e decidere. Invece la formazione alla guida risponde alla domanda: “Come si fa fare questo?”, ed opera su tecnica, reazioni istintive, abilità pratiche, capacità cognitive-motorie. Perciò l’educazione stradale di solito si fa attraverso incontri, riflessioni, analisi di casi reali, uscite sul territorio, giochi di ruolo, mentre la formazione alla guida si fa tramite lezioni teoriche, esercitazioni pratiche, guide su strada o in aree appositamente predisposte per le esercitazioni, feedback dell’Istruttore, analisi e valutazione del livello di consapevolezza alla guida prima e dopo la formazione per verificare le competenze raggiunte e le eventuali aree di miglioramento.

Possibile integrarle?
Partendo da una distinzione tra le due, cioè dal pensare che l’educazione crea il “guidatore responsabile”, la formazione crea il “guidatore competente”, si potrebbe dire che sicurezza stradale richiede entrambe le dimensioni. Una persona può essere molto competente dal punto di vista tecnico ma assumere comportamenti rischiosi. Viceversa, può avere buonissime intenzioni ma non possedere le abilità necessarie per affrontare situazioni impreviste. L’obiettivo sarebbe sviluppare insieme competenza, responsabilità e capacità di giudizio. Come?
Safe System Approcach. Questo orientamento, nato in ambito internazionale negli ultimi 10-15 anni, dimostra proprio il nuovo approccio delle istituzioni e dei ricercatori in materia di sicurezza stradale: e cioè che la sicurezza stradale nasce da una interazione costante tra più fattori, fattore umano, veicoli, infrastrutture, normative e controlli, tecnologie, strategie formative, cultura.
Educazione e formazione sarebbero quindi viste come due materie diverse ma complementari.
Commissione europea. Uno dei documenti più citati a livello europeo riguarda l’evoluzione della formazione dei conducenti. La formazione dei guidatori dovrebbe portare non solo a conducenti tecnicamente competenti, ma a persone in grado riconoscere i propri limiti, gestire il rischio (= evitarlo) e prendere decisioni sicure, secondo il modello della GDE Matrix (Goals for Driver Education), fondato su 4 livelli di apprendimento: controllo del veicolo; gestione del traffico; obiettivi e contesto del viaggio; valori personali e autocontrollo. L’idea è che molti incidenti dipendano da decisioni errate, date da sottovalutazione del rischio, eccesso di fiducia, fretta o pressioni sociali da parte del “gruppo”.
OCSE. Il Safe System immaginato da OCSE prevede educazione e formazione come elementi strutturali, all’interno di un sistema che prevede: educazione e sensibilizzazione; formazione e qualificazione, comunicazione e controlli, secondo l’idea che nessuna di queste misure funziona da sola ma grazie al dialogo attivo tra governance, educazione e formazione. La sicurezza nasce dalla loro integrazione (rapporto The Safe System Approach in Action).
Vision Zero. Anche secondo questo approccio europeo l’educazione stradale e la formazione alla guida, pur essendo cose diverse, possono darsi una mano, partendo dal presupposto non che le persone possano essere educate al punto da a non sbagliare mai, ma proprio il contrario, e cioè che gli esseri umani continueranno sempre a commettere errori, e perciò educare, formare, ma anche progettare infrastrutture che rendano questi sbagli meno gravi. Provare a prevedere l’errore umano e mitigarlo attraverso un ambiente immaginato meglio.

In tutto ciò, le Autoscuole?
Sempre secondo l’Unione europea, le Scuole Guida dovrebbero rivoluzionarsi e includere nei loro programmi: autoconsapevolezza, percezione del rischio, gestione delle distrazioni, guida con sistemi ADAS, aggiornamento continuo per tutta la carriera da guidatore attivo. Fantascienza? Per ora sì, perché non sono i compiti ufficialmente assegnati alle Autoscuole, che ne hanno fin troppe da fare per patentare i guidatori di domani!
In attesa del futuro, queste competenze le puoi sviluppare con il corso di guida sicura!
In Italia
Anche nel nostro Paese ci si sta muovendo verso un approccio più esperienziale. Sono state promosse negli ultimi anni da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dal Ministero dell’Interno iniziative il protocollo “On the Road“, che coinvolge gli studenti sopra i 16 anni facendoli partecipare in presa diretta ad incontri con le Forze dell’Ordine, le Polizie Locali e gli Operatori del Soccorso ed Emergenza, per trasformare l’educazione stradale in qualcosa di più pratico.

E in letteratura?
Gli studiosi tendono a distinguere chiaramente l’educazione stradale dalla formazione alla guida, perché mentre una riguarda le motivazioni a monte di un atteggiamento (sicuro o meno), la seconda riguarda la capacita pratica di fare bene qualcosa. Integrarle però può essere una buona idea, perché le abilità tecniche da sole non si traducono in un comportamento sicuro. Un guidatore può essere esperto ma assumere comportamenti rischiosi; infatti, secondo il metodo di Formula Guida Sicura, la formazione alla guida non è solo “metti le mani qui, tieni lo sguardo lì, regola il sedile così”, ma include, oltre ai suggerimenti tecnici e alla pratica sul campo in area appositamente allestita e veicoli predisposti per le esercitazioni con un Istruttore di Guida Sicura sempre a bordo, aspetti psicologici e decisionali, unitamente a un certo grado di “responsabilizzazione” della persona, ancor prima del conducente.
In conclusione…
L’educazione stradale è come delle buone fondamenta per costruire la cultura della sicurezza; la formazione alla guida è lo strumento con cui rendere possibile l’attuazione di una strada più sicura e di un conducente più sicuro, per la propria vita e quella degli altri. Oltre l’educazione stradale e la formazione alla guida il team di Formula Guida Sicura ritiene esserci la formazione continua, o, come dicono oltralpe, il lifelong learning, apprendimento permanente, che non è un partito politico ma una sana abitudine, fare retraining, aggiornarsi, mettersi in gioco, sia che tu sia allievo sia che tu sia Istruttore…
Anche i professionisti della guida traggono beneficio da un corso in più!
Quindi, allenamento continuo. Scendi in campo e impara a tenerti aggiornato, ricevi feedback e incrementa la tua capacità di gestire situazioni complesse! Prenota il tuo posto al corso di guida sicura. Solo così la tecnica può diventare uno strumento al servizio di un comportamento sicuro! Cosa ne pensi? Sei d’accordo? Scrivi la tua nei Commenti. Alla prossima!


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